Campione emolizzato = campione buttato!

Innanzitutto…

Che cosa significa emolisi?

Per emolisi si intende la distruzione dei globuli rossi.

L’emolisi è un processo fisiologico fondamentale per l’essere umano: permette infatti di rinnovare la popolazione degli eritrociti, che cambia completamente all’incirca ogni 4 mesi.

Quando milza, fegato e midollo osseo distruggono i nostri globuli rossi vecchi, dunque, dovremmo essere contenti.

Al contrario, siamo un po’ meno contenti quando si tratta di campioni di laboratorio. Questo potrebbe infatti causare un’interferenza nei risultati o addirittura l’impossibilità di effettuare l’analisi.

Cosa puoi fare per evitare l’emolisi di un campione?

Innanzitutto vediamo quali sono le due cause principali di emolisi

UN CAMPIONE SI PUÒ EMOLIZZARE PER TRAZIONE DEI GLOBULI ROSSI.

Il discorso è puramente MECCANICO: ad esempio si verifica la trazione quando il laccio emostatico è tenuto troppo stretto o quando la sede del prelievo è una vena molto piccola (per esempio, una di quelle presenti nelle mani).

Di conseguenza, prelievi lunghi e difficili possono assolutamente essere causa di emolisi del campione.

Questo potrebbe anche esserti capitato perché avendo a che fare con pazienti gravide che a volte possono essere sovrappeso o addirittura obese, la possibilità che ti ritrovi ad effettuare un prelievo difficoltoso è sicuramente alta.

Un’altra causa di trazione dei globuli rossi è dovuta all’utilizzo di aghi troppo piccoli.

Lo stesso avviene quando ti capita di effettuare un prelievo tramite una siringa (proprio perché magari hai delle difficoltà) e devi travasare questo prelievo all’interno di una provetta.

Sii molto cauto e delicato ed effettua l’operazione di travaso dalla siringa alla provetta molto lentamente.

Altra causa di possibile rottura di globuli rossi è dovuta alla troppa energia applicata nello shakerare le provette al posto che miscelarle delicatamente.

Questi globuli rossi sono un pò delicati è vero, non amano essere sballottatti ed hanno qualche difficoltà a sopportare gli sbalzi di temperatura.

Infatti…

UN CAMPIONE SI PUÒ anche EMOLIZZARE PER SHOCK TERMICO.

Ciò vale anzitutto in caso di campione esposto a una temperatura superiore ai 40°C. L’accorgimento in questo caso è quello di non tenere i campioni ematici troppo a lungo in ambienti caldi, soprattutto d’inverno, quando ci sono i termosifoni che vanno a mille, o in estate sotto i raggi del sole.

Per quando riguarda lo shock termico freddo, invece, la dilazione del contenuto acquoso della cellula crea una rottura per TRAZIONE.

Attenzione quindi a non mettere i campioni né in freezer né a contatto con i panetti ghiacciati utilizzati per il trasporto di materiali in laboratorio.

Lo shock termico potrebbe essere causato anche dal fatto che semplicemente inserisci il campione in frigorifero subito dopo averlo prelevato.

Il passaggio dalla temperatura corporea della paziente ai 4° del frigorifero a volte potrebbe causare anche solo una piccola emolisi che poi, a cascata, va ad emolizzare tutto il campione.

Cerca di mandare i campioni ematici in laboratorio quanto prima proprio perché il tempo che passa da quando effettui il prelievo a quando questo viene analizzato in laboratorio potrebbe causarne una degradazione.

So che può essere complicato a volte, ma tu affidati sempre al tuo consulente di laboratorio che saprà supportarti in queste faccende, mentre tu ti occupi di salvare vite :).

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2 commenti su “Campione emolizzato = campione buttato!”

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