Cosa ne pensi dell’HPV test? Ecco il punto di vista della GISCI (Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma)…

Se sei uno di quei ginecologi che finora si sono limitati all’utilizzo del semplice Pap-test come strumento per lo screening del tumore del collo dell’utero…

…beh, questo post potrebbe non piacerti molto!

Se invece hai già una certa familiarità con l’utilizzo dell’HPV DNA test allora ho una bella notizia da darti.

Come puoi immaginare, la ricerca molecolare dell’HPV è ormai entrata a far parte della routine di laboratorio per la prevenzione del tumore del collo dell’utero.

E’ stato così possibile negli ultimi anni studiare ancor meglio questo test ed i vantaggi che porta alla tua attività.

Negli anni ho visto che non tutti i ginecologi utilizzano il test dell’HPV nello stesso modo. C’è chi lo usa sempre, chi solo in certi casi, chi per paura del counselling con la paziente non lo usa affatto.

In generale, quali sono i casi in cui oggi viene utilizzato il test dell’HPV?

  1. nei follow-up di pazienti con un Pap-test anomalo (ASCUS o L-SIL), per selezionare i casi che sono da mandare in colposcopia
  2. quando bisogna seguire nel tempo le donne che hanno un test HPV o un Pap-test positivi e una colposcopia negativa o che ha evidenziato lesioni di scarsa rilevanza
  3. quando bisogna seguire nel tempo le donne che hanno già fatto un trattamento per una  lesione pretumorale del collo dell’utero

Qualsiasi sia il metodo da te utilizzato ci sono delle novità. Andiamo a vedere!

Finalmente, dopo anni di studio ed osservazione abbiamo fatto un passo avanti con la pubblicazione delle NUOVE LINEE GUIDA GISCI:

il test HPV si può usare come test di screening primario, al posto del Pap-test.

No, no tranquillo, il Pap-test non viene eliminato!

In questo caso, se il test HPV è positivo il Pap-test diventa un esame di completamento che viene chiamato test di triage.

Sì lo so che questo comporta il fatto che tu debba rivedere la tua routine e le tue procedure, so anche che, bene o male, è sempre andata abbastanza bene anche come hai fatto finora, ma di fronte a certi avanzamenti non possiamo eticamente tirarci indietro.

Ed il perché lo sai bene anche tu.

Non c’è bisogno che arrivi io a dirti che il tumore del collo dell’utero è ancora al secondo posto nel mondo per mortalità, dopo il tumore della mammella.

E la cosa più inquietante è che occupa il secondo gradino del podio considerando che:

  • il carcinoma del collo rappresenta la fase evolutiva finale di una serie di lesioni a rischio progressivamente più alto
  • soprattutto nelle fasi iniziali il tutto può regredire spontaneamente

Nonostante tutti gli sforzi che si fanno per la prevenzione di questo tumore ancora i dati non sono proprio belli belli.

Detto questo, forse qualcosa in più lo possiamo fare, cosa dici?

Se sei d’accordo con me allora procediamo ed andiamo a vedere qual è il protocollo da utilizzare usando come test primario il test HPV.

HPV linee guida GISCI

Che cosa succede, quindi, se il test HPV è positivo?

  1. Se il test HPV è positivo, viene letta anche la citologia, cioè il Pap-test
  2. Se il Pap-test risulta anormale, la donna viene inviata immediatamente in colposcopia
  3. Se il Pap-test risulta inadeguato, in alcuni protocolli locali la donna viene inviata a ripetere il Pap-test, in altri la donna viene inviata immediatamente in colposcopia con ripetizione contestuale del Pap-test
  4. Se il Pap-test è negativo, la donna viene invitata a eseguire un nuovo test HPV dopo un anno
  5. Se il test HPV ripetuto dopo un anno è ancora positivo, la donna sarà inviata in colposcopia

Perché hanno deciso che è meglio usare come test primario il test HPV rispetto al pap-test?

Il test HPV (e parliamo della ricerca dei soli tipi ad alto rischio oncogeno) si usa nello screening perché trova più lesioni del collo dell’utero di quelle che trova il Pap-test, cioè è più sensibile e quindi più protettivo.

Inoltre, il test HPV trova queste lesioni più precocemente.

Il test HPV, però, è meno specifico del Pap-test. Infatti identifica anche infezioni che spariranno spontaneamente senza provocare lesioni. C’è così il rischio di mettere in ansia un sacco di pazienti che potrebbero starsene belle tranquille fino al prossimo controllo. Ovviamente questo mette te nella condizione di dover gestire la loro preoccupazione.

E’ per questo che ad oggi non può essere indipendente dalla citologia, perché da solo determinerebbe l’invio ad approfondimenti di un maggior numero di donne, soprattutto di giovane età, in cui non si riscontra alcuna lesione.

Quindi HPV test sì, ma sempre associato al Pap-test!

Quindi riassumendo…

Quali sono gli elementi essenziali di uno screening organizzato con HPV come test primario?

  1. le donne positive al test HPV non devono essere inviate direttamente in colposcopia, ma è necessario utilizzare sistemi di triage per distinguere le donne che necessitano di approfondimenti immediati da quelle che richiedono solo un follow-up ravvicinato.
  2. il metodo di triage attualmente raccomandabile è la citologia: vengono inviate in colpo- scopia le donne che hanno sia un test HPV positivo sia un Pap-test positivo
  3. dopo un test HPV primario negativo l’intervallo di screening deve essere di almeno 5 anni
  4. lo screening con HPV non deve iniziare prima dei 30 anni
  5. i test per il DNA di HPV oncogeni utilizzati devono essere riproducibili e validati quanto a sensibilità e specificità clinica per lesioni di alto grado, secondo ciò che è riportato nelle Linee guida europee

Ecco appunto…tieni presente bene il punto numero 5, perché come potrai ben immaginare con queste novità adesso arriveranno cani e porci a proporti il test per l’HPV DNA.

Sì hai capito bene, gente che prima di lavoro faceva il panettiere di punto in bianco farà anche il test per l’HPV…ma di questo parleremo in un altro articolo!

Per ora tieni a mente che lo screening organizzato con HPV test come test primario per poter funzionare deve ASSOLUTAMENTE utilizzare un test VALIDATO.

Che dire…per ora è tutto.

Voglio salutarti oggi con un dato che mi ha fatto riflettere e che penso sia giusto condividere con te. Siamo sempre di corsa, facciamo mille cose, ma è raro che ci fermiamo un momento a guardare il risultato del nostro lavoro da un punto di vista macroscopico.

Quindi facciamolo ora.

Grazie al nostro lavoro di squadra e all’impegno che ogni giorno mettiamo nella nostra attività, nella promozione e nella ricerca per una diagnosi precoce, l’incidenza dei carcinomi della cervice uterina è in costante calo, tanto che nell’ultimo decennio si è ridotta del 2,6% su base annua.

C’è ancora molto da fare, questo è certo, ma direi che siamo senza dubbio sulla strada giusta.

Ottimo lavoro Doc!

Continua così.

Roberta

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